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I Paesi del Chianti


Badia a Passignano

Era una comunitá di monaci, nata sul finire del IX secolo vicino al piccolo oratorio di S. Michele Arcangelo. Il piú antico documento che ne fa menzione è dell'884. Nel 1050 vi giunse S. Giovanni Gualberto, che portó il messaggio dei Vallombrosiani. Con la sua riforma, le attivitá dei monaci cambieranno e saranno dedite alla istituzione di ospedali per malati e pellegrini. In seguito anche la Badia subirá gli assalti degli Aragonesi, degli Spagnoli e vari assedi. I Buondelmonti ne rinnovano le strutture nella prima metá del 1300, e risale proprio a quest'epoca, ció che è visibile tutt'oggi. Nel VXII secolo venne rifatto il Chiostro.

Il monastero si trova su una collina alla destra del fiume Pesa ed è raggiungibile da Greve o da Sambuca. Vicino alla Badia si trovano le due chiese parrocchiali di S. Biagio, anticamente anche detta Materaia, e di S. Andrea di Poggio al Vento, che furono unite al monastero nel XI secolo. Dalla fine del 1200 al 1400 la Badia viene arricchita e abbellita con splendide opere e sará avviata la costruzione del chiostro interno, su cui si affaccia il grande refettorio ove il Ghirlandaio affresca uno dei suoi celebri cenacoli. Nella parte alta viene costruita una nuova ala contenente le celle dei monaci.

Sul finire del Trecento viene dato incarico al pittore Jacopo del fu Mino da Siena di dipingere un'enorme tavola per la chiesa abbaziale, raffigurante la discesa dello Spirito Santo con ai lati S. Caterina e S. Antonio Abate. La parte interna che si affaccia sul chiostro è di aspetto rinascimentale. In seguito il convento diviene roccaforte medicea e solo con l'elezione del cardinale Giovanni sará nuovamente ceduta ai Vallombrosiani. L'arricchimento culturale prosegue nel Cinquecento e numerosi artisti intervengono per arricchire la chiesa e il convento. Fra questi Domenico Cresti, detto il Passignano. Sono sue alcune tele e gli affreschi di numerose volte.

Sul finire del secolo viene eretta la cappella dedicata a S. Giovanni Gualberto. Piú tardi i Lorena trasferirono all'archivio di Firenze i documenti raccolti dai monaci e nel 1810 la Badia venne soppressa per ordine di Napoleone. L'edificio conobbe interventi di restauro e di ristrutturazione in puro stile neoclassico assumendo l'aspetto di un castello, con la facciata contornata da due torri laterali interamente ricostruite e rifinite da merli guelfi poggianti su una lunga serie di archetti. Sul lato destro si vede una loggetta di epoca piú recente. Caratteristico il viale di cipressi che porta alla Badia, nella cui parte iniziale si ammira un cassero di origine altomedievale.


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